26/03/11

Blade Runner e Philip K. Dick

« I've seen things you people wouldn't believe. Attack ships on fire off the shoulder of Orion. I watched c-beams glitter in the dark near the Tannhauser Gate. All those... moments will be lost... in time, like tears... in rain. Time to die. »                   Roy Batty (Rutger Hauer)


Il cacciatore di androidi ("Do Androids Dream of Electric Sheep?") scritto da Philip K. Dick nel lontano 1968 è il romanzo che ha ispirato Blade Runner, cult movie del 1982.
Osservando da vicino i due prodotti culturali emergono però  molteplici differenze sia tematiche che narrative, tanto che solo superando la diversità espressiva intrinseca ai due mezzi di comunicazione possiamo affermare, con cognizione di causa, che "Ma gli androidi sognano pecore elettriche?" non è Blade Runner e il film in questione riflette solo una piccola, anche se fondamentale, parte del libro.
Il riconoscimento e l'immortalità raggiunti dal film di Scott, modello di una nuova fantascienza cinematografica hanno da un lato diffuso la notorietà dello scrittore ma, allo stesso tempo, messo in secondo piano la complessità dell'opera dickiana.
Nell'inevitabile e riduttivo confronto tra i due, il film risulta più immediato e  fruibile da un  pubblico su larga scala, trasmettendo su pellicola l'essenza del futuro immaginato da Dick.
L'incredibile impatto visivo del film -supportato dall'evocativa colonna sonora dei Vangelis - è strettamente connesso al panorama immaginifico e tecnologico descritto nel libro: ambientazioni cyberpunk, contaminazioni di media, culture e identità, agglomerati di spazzatura (palta). 
Nel film  la Los Angeles del 2019 è stata ispirata dall'architettura di Hong Kong e dai disegni di illustri fumettisti come Moebius ed Enki Bilal, visti da Rydley Scott sulla celebre rivista francese Métal Hurlant. Lo stesso Dick, inizialmente molto scettico sull'intera operazione,  fece visita agli studios poco prima di morire (1982) ed osservando le ambientazioni create per Blade Runner, le difinì un'estensione concreta delle sue visioni.

Il film si concentra sulla dicotomia uomo/androide, offrendoci un Deckard "chandleriano", con la pistola e con le palle, differente dal personaggio goffo e problematico descritto nel testo, ma più funzionale al cinema, e dei droidi (replicanti nel film) più umani: la stessa Rachel, ma anche Roy Batty alla fine quando salva Deckard.
La concezione religiosa (Mercerianesimo), la definizione di "palta" (Kipple), e il non secondario riferimento alla vita e all'empatia umana attraverso agli animali (vivi o elettronici) sono tematiche assenti nel film di Scott e a mio parere non potevano nemmeno essere rappresentati.
Il libro scritto nel periodo più pessimista ed introspettivo di Dick riflette le sue nevrosi verso i simulacri della tecnologia moderna, descrivendo gli androidi come fredde rappresentazioni dell'uomo, una sottoclasse (parallelismo col proletariato anni 60) della società del futuro.
La doppia interpretazione degli androidi: freddi surrogati dell'uomo ed in quanto tali suoi nemici; classe oppressa alla ricerca di un posto nel mondo, sono abbastanza in contrasto tra loro (e confuse nell'immaginario dickiano), ma contribuiscono a dare spessore alla psicologia di questi esseri.


Nel film ed in particolar modo nel libro, emerge il conflitto e la fusione tra le due specie:  Cos'è un umano? Cos'è un androide? Qual'è il confine che li separa?
In Blade Runner, Rachel crede di essere un'umana e Roy Batty aspira a diventarlo (anzi a superare l'umana condizione, diventando immortale). Questo aspetto nella pellicola è mitigato dalla storia d'amore tra Deckard e Rachel (assente nel testo), che frena la teatralità del film e sconvolge il finale del libro.
Il film concentrandosi sulla caccia agli androidi e sulla loro ambiguità riesce a descriverli  in modo più diretto e personalizzato, rendendoli forse troppo umani (Deckard è un androide? per Dick no, per Scott forse, versione Director's cut).

Nel libro un aspetto fondamentale è la presanza di Isidore (sostituito da Sebastian nel film) che rappresenta l'alter ego del Dick scrittore. Isidore è imprigionato nella sua condizione di "speciale", ai margini della società del futuro, e Dick nel suo essere uno scrittore di genere, ai margini della letteratura. Isidore lavora nella fabbrica degli animali elettrici, pallide imitazioni dei veri animali, come Dick scrive i suoi racconti visionari di fantascienza, lontane imitazioni dei grandi classici letterari (a cui si ispirava). Philip K. Dick venne relegato ai margini dall'editoria e dalla critica letteraria, isolato dagli scrittori suoi coetanei, per il carattere, la condizione familiare e personale non semplice. Solamente dopo la sua morte, forse grazie al successo di Blade Runner, venne rivalutato in particolar modo sul piano ideale e riflessivo. Oggi Dick viene a tutti gli effetti riconosciuto per la sua importanza, fautore di una fantascienza realmente postmoderna, con una grande introspezione personale ed un sguardo critico sul panorama sociale.

Il libro è un'ottima lettura, ma non è adatto per approcciare la complessa e poliedrica scrittura di questo autore, tanto bistrattato in vita quanto osannato ai posteri. Consiglio un avvicinamento graduale magari iniziando con una raccolta di racconti per immergersi successivamente nella profondità delle sue opere più importanti: Un oscuro scrutare, Ubik, La svastica sul sole, Le tre stimmate di Palmer Eldritch, Cronache dal dopobobma, Tempo fuori di sesto, Noi marziani e la contorta Trilogia di Valis.  
"Ma gli androidi sognano pecore elettriche?" rimane un romanzo pregevole  e ricco di idee preso nel suo complesso, ma necessita una lettura libera e totalemte svincolata dal film. Solo considerando i due prodotti separatamente si coglie appieno la complessità del lavoro di Dick e la fantastica reinterpretazione noir-futuristica di Ridley Scott e dei suoi sceneggiatori.

Alla fine non ci rimane che sperare che escano altri film, degni di essere accostati a questo capolavoro e altre trasposizioni dalla narrativa, non solo di fantascienza, in grado d'essere apprezzate separatamente dalla loro origine cartacea, aggiungendo idee innovative senza stravolgere le opere originali, evitando il ricorso compulsivo ad effetti speciali stile Kolossal, con trame iper-commerciali sintomo di ansia al botteghino.
Intro Blade Runner:
 
                                                                      (R.D)                                            

Nessun commento:

Posta un commento